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Valle dei Templi

La Valle dei Templi è un’area archeologica della Sicilia caratterizzata dall’eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi doricidel periodo ellenico. Corrisponde all’antica Akragas, monumentale nucleo originario della città di Agrigento. Oggi è parco archeologico regionale. Dal 1997 l’intera zona è…

La Valle dei Templi è un’area archeologica della Sicilia caratterizzata dall’eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi doricidel periodo ellenico. Corrisponde all’antica Akragas, monumentale nucleo originario della città di Agrigento. Oggi è parco archeologico regionale.

Dal 1997 l’intera zona è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità redatta dall’UNESCO. È considerata un’ambita meta turistica, oltre ad essere il simbolo della città e uno dei principali di tutta l’isola. Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con i suoi 1300 ettari, è il sito archeologico più grande del mondo.

La nascita della polis agrigentina è legata allo sviluppo della polis Gela: la città, infatti, fu fondata nel 581 a.C. da alcuni abitanti di Gela, originari delle isole di Rodi e di Creta, col nome di Ἀκράγας (Akragas), dall’omonimo fiume che bagna il territorio. Fu una delle principali città del mondo antico, centro urbano importante sia economicamente che politicamente.

Dopo il saccheggio da parte dei Cartaginesi, nel 406 a.C., seguì un periodo di decadenza della città, che comunque fu ricostruita. Dal 262 a.C. Agrigento entrò nel dominio romano, restando tuttavia una città importante. A partire dal VII secolo la città si impoverì e si spopolò ed il centro urbano si ridusse alla sola collina dell’acropoli, venendo così abbandonate sia l’area urbana, che la zona dei templi.

Teatro greco

Il 10 ottobre 2016 parte una campagna di scavi sull’ipotesi del ritrovamento del teatro greco dell’antica Akragas. Il 4 novembre dello stesso anno arriva la conferma sul rinvenimento del teatro ellenistico posizionato poco a sud rispetto al quartiere romano e al Museo Archeologico. 

La Valle dei Templi è caratterizzata dai resti di ben dodici templi in ordine dorico, tre santuari, una grande concentrazione di necropoli; opere idrauliche; fortificazioni; parte di un quartiere ellenistico romano costruito su pianta greca; due importanti luoghi di riunione: l’Agorà inferiore (non lontano dai resti del tempio di Zeus Olimpio) e l’Agorà superiore (che si trova all’interno del complesso museale); un Olympeion e un Bouleuterion (sala del consiglio) di epoca romana su pianta greca. Le denominazioni dei templi e le relative identificazioni, tranne quella dell’Olympeion, si presumono essere pure speculazioni umanistiche, che sono però rimaste nell’uso comune.

Si configura dunque il luogo ideale da visitare per gli amanti della storia e della cultura greco-romana.

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Ustica

Ustica è un comune italiano di 1 359 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. Il territorio comunale coincide con l’isola omonima e gli scogli adiacenti. L’isola di Ustica si trova nel Mar Tirreno a circa 67 km a nord-ovest di Palermo e a…

Ustica è un comune italiano di 1 359 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Il territorio comunale coincide con l’isola omonima e gli scogli adiacenti.

L’isola di Ustica si trova nel Mar Tirreno a circa 67 km a nord-ovest di Palermo e a 95 km a nord-ovest di Alicudi, ma non fa parte delle Isole Eolie; occupa una superficie di circa 8,65 km² con una circonferenza di 12 km e misura 3,5 km di lunghezza e 2,5 km di larghezza. La caratteristica naturale dell’isola è la presenza di numerose grotte che si aprono lungo le coste alte e scoscese, così come numerosi scogli e secche presenti tutt’intorno all’isola; sono da menzionare la grotta Verde, grotta Azzurra, grotta della Pastizza, grotta dell’Oro, grotta delle Colonne e gli scogli del Medico e della Colombara.

Sull’isola è presente la stazione meteorologica di Ustica, ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione meteorologica mondiale. Le precipitazioni medie annue si attestano a 505 mm, mediamente distribuite in 68 giorni di pioggia, con minimo in estate e picco massimo in autunno-inverno. Mediamente si contano 18 giorni di nebbia all’anno.

Gli antichi romani la chiamavano Ustica (da ustum, “bruciato”), mentre presso i greci era nota come OsteodesΟστεώδες, “ossario” per i resti di mercenari che vi sarebbero morti per fame e sete. Da alcuni, come lo storiografo neozelandese L.G. Pocock e lo scrittore Marco Carlo Rognoni, viene ritenuta l’isola Eèa, la dimora della maga Circe citata nell’Odissea, che trasformava gli incauti visitatori in maiali.

Gli insediamenti umani risalgono al Paleolitico; alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di un antico villaggio cristiano. Sepolture, cunicoli e una gran quantità di reperti archeologici ritrovati anche sott’acqua, a causa dei tanti naufragi avvenuti nel tempo, testimoniano una presenza costante, nel luogo, di vari antichi popoli mediterranei, Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani che vi lasciarono vestigia dappertutto. In seguito divenne base dei pirati saraceni e lo rimase per lunghissimo tempo.

Lingue e dialetti

Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Ustica si parla la lingua siciliana nella sua variante occidentale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell’isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell’area mediterranea.

Prodotti tipici

  • Lenticchie a coltivazione biologica, sono le lenticchie più piccole d’Italia, e sono inserite nella lista di Slow Food tra i prodotti in via d’estinzione, sono promosse anche con la manifestazione già alla III edizione di Ustica Isola Slow: “Anticchia i Linticchia”
  • Le nasse costruite artigianalmente dai pescatori

 

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Isole Eolie

Alicudi – Filicudi – Lipari – Panarea – Salina – Stromboli – Vulcano Isole di vento e di sole che hanno forgiato il carattere e l’identità degli isolani. Nonostante le…

Alicudi – Filicudi – Lipari – Panarea – Salina – Stromboli – Vulcano

Isole di vento e di sole che hanno forgiato il carattere e l’identità degli isolani.
Nonostante le vicissitudini della storia e i cambiamenti imposti dal mondo moderno, questa identità è sopravvissuta con i suoi costumi e le sue tradizioni.

L’arcipelago delle Isole Eolie, a nord della costa siciliana, in provincia di Messina, nel 2000 e’ stato proclamato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.Sette isole di origine vulcanica in alcune delle quali e’ ancora presente una discreta attivita’ vulcanica. L’isola piu’ grande e’ Lipari, seguita da Salina. La piu’ piccola, Panarea, e’ anche l’isola piu’ esclusiva, preferita dai VIP. Stromboli, grazie all’intensa attivita’ vulcanica di “Iddu” ha visto incrementare fortemente il turismo negli ultimi anni. Vulcano resta un’isola molto frequentata sia per lo stabilimento termale che per le attrattive turistiche. Infine, Filicudi ed Alicudi, ad ovest dell’arcipelago e vicine a Palermo, sono le isole per gli amanti della natura e della tranquillita’. Ad Alicudi non circolano veicoli ed e’ caratterizzata da un territorio selvaggio ed incontaminato, ideale per un perfetto mix siciliano di vacanza al mare e trekking.

Un mare ancora pescoso e pulito, grotte e scogliere altissime, faraglioni e spiagge dalla sabbia finissima e nera, solfatare e montagne di bianchissima pomice e tutto il fascino degli ambienti isolani. Qui si arriva tutto l’anno con navi ed aliscafi e la facilità dei collegamenti è uno dei motivi del decollo turistico. Da Napoli ci si può imbarcare anche con la macchina e senza dover raggiungere la Sicilia. In estate gli aliscafi, con svariate corse giornaliere, collegano le isole a Reggio Calabria, Gioia Tauro, Messina, Palermo, Cefalù, Sant’Agata di Militello, Patti, Capo D’Orlando, Giardini e Milazzo. Non mancano i collegamenti rapidi con gli aereoporti del sud mediante elicotteri con base a Panarea.
Il clima è temperato e in inverno il termometro non scende mai sotto i dieci gradi e anche fuori stagione, sono possibili permanenze piacevoli.
Le estati non sono torride perché mitigate dalla brezza marina. In primavera, la vegetazione che ammanta le fertili isole è un’esplosione di colori e di profumi. Un tempo erano ricoperte da fitti boschi ma, oggi, la macchia mediterranea ha preso il sopravvento.
L’uomo ha disboscato quasi ogni centimetro disponibile per coltivare viti, ulivi, capperi, legumi ed ortaggi. I diffusi terrazzamenti, oggi abbandonati, attestano il grande lavoro umano nel corso dei millenni.

Le Eolie sono creature vulcaniche nate dalla presenza attiva dei quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco. Emersero dal mare durante il pleistocene e da allora hanno più volte preso e mutato forma. L’evoluzione è ancora in atto tanto è vero che nel 1955, vicino a Stromboli, è sorto dal mare un nuovo isolotto poi inabissatosi, che a Lipari le colate di pomice ed ossidiana del monte Pelato e della Forgia Vecchia risalgono al 729 d.C., che i vulcani di Vulcano e Stromboli sono tuttora attivi e che a Vulcano, Lipari e Panarea, acque e fanghi termali ci rammentano che sottoterra non tutto è sopito.

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Comune di Enego

ENEGO – La finlandia italiana. Il territorio del comune di Enego offre grandi spazi per lo sci di fondo e tante manifestazioni culturali. Il viaggiatore distratto, che col buio risale la Valsugana verso…

ENEGO – La finlandia italiana.

Il territorio del comune di Enego offre grandi spazi per lo sci di fondo e tante manifestazioni culturali.

Il viaggiatore distratto, che col buio risale la Valsugana verso nord, poco prima del confine con la provincia di Trento, noterà a sinistra della gola che si trova ad attraversare, alcune luci disseminate su alti costoni rocciosi e nient’altro. Di giorno, riuscirà forse a cogliere con lo sguardo alcuni gruppi di edifici strenuamente caparbiamente abbarbicati sulla montagna: potrà pensare che si tratti di poche case sparse, abbandonate al loro destino da un’urbanizzazione e da una globalizzazione sempre più travolgente.

Ma arrivare ad Enego, conoscerlo, o meglio, viverlo, è tutta un’altra cosa.

Superati i tornanti che da Primolano salgono fino ad una quota di circa 800 m. sul livello del mare, si aprirà al viaggiatore più attento una visione affascinanteun centro montano sospeso tra la terra e il cielo, circondato da maestosi boschi d’abete e da un paesaggio dove l’antropizzazione ha sapientemente mediato le necessità dell’uomo con quelle della Natura.

Enego è il più orientale dei paesi dell’Altopiano dei Sette Comuni e si estende dai margini della profonda Valsugana, a quota 200, sulle rive del Brenta, al massiccio dell’Ortigara a quota 2150.
L’origine del paese si perde nella notte dei tempi; in alcune località sono state ritrovate selci risalenti al neolitico mentre i primi insediamenti abitativi certi risalgono all’epoca romana come conferma il ritrovamento di alcune monete dell’imperatore romano Druso.
Lo studio semantico del dialetto ha comunque evidenziato derivazione slave e tedesche il che rende  incontrovertibile che i primi abitanti  siano stati dei Cimbri, rifugiatisi quassù intorno all’anno 100 a.C.

Dal 1311 entrò a far parte della federazione dei Sette Comuni, un patto d’alleanza che costituì nell’Altopiano un piccolo stato libero ed indipendente ed ebbe vita fino al 1807.
Nel 1404 la Reggenza dei Sette Comuni, per salvaguardare la propria autonomia entrò nella Repubblica Veneta e, con la caduta di questa, subì l’invasione francese fino al 1848 quando, al nemico d’oltralpe, si sostituì l’Impero austroungarico.
Enego e tutto l’Altopiano entrarono a far parte dell’Italia solo nel 1866.

L’attuale Amministrazione  ha inteso recuperare  e valorizzare tali testimonianze ed ha già portato a conclusione importanti opere quali il restauro del Forte Lisser, ora finalmente visitabile.

E’ stato inoltre  inaugurato nel luglio 2010, in  Piazza San Marco, il Museo Monte Ortigara con una collezione di reperti dellaGrande Guerra.
I segni delle vicende storiche della Grande Guerra sono visibili anche nel Forte Coldarco e nella Batteria di Coldarco di sotto, complesso di circa 300 metri di galleria scavata nella roccia viva, ristrutturato negli ultimi anni e anch’esso visitabile.

l centro del paese è Piazza del Popolo che conserva ancora oggi il suo aspetto ottocentesco, periodo nel quale fu completato il Duomo di Santa Giustina  eretto nella forma attuale nel 1812 su un precedente fabbricato del XV° secolo. All’interno è conservata una preziosa pala di Jacopo da Bassano.
La maestosità del Duomo è data soprattutto da un imponente scalinata di oltre 100 gradini.  E’ancora ben conservato il campanile della vecchia chiesa, mentre, nel 1953, il Duomo è stato affiancato da un nuovo, altissimo campanile, la cui sommità, nelle giornate nuvolose, scompare nel cielo.

Inaugurato nel 2009 il nuovissimoPalazzo della Cultura e del Turismo che sorge a lato del Duomo rappresenta un importante centro polivalente per le più svariate attività: cinemateatrocongressiriunioni. La costruzione, dal di fuori, ricalca i particolari costruttivi dell’architettura di montagna. Al suo interno offre 250 posti a sedere ed è dotata di moderni impianti tecnologici per quanto riguarda le attrezzature sceniche.

Poco fuori dal centro una gradevole passeggiata porta alla Chiesetta di Frizzon, oratorio datato 1837 e riconvertito in ossario dei caduti in guerra di Russia.
Altri percorsi conducono a CosteValdicinaValgodaColdarco dove è ancora possibile toccare con mano una maniera di vivere genuina e profondamente rispettosa dell’ambiente.

E’ stata recentemente recuperata la sentieristica  consentendo agli escursionisti di raggiungere Enego partendo dalla località Piovega.
Per gli amanti della bicicletta va ricordato il percorso cicloturistico Monaco-Venezia, che lambisce Enego nella parte a valle. Durante l’estate è attivo un servizio di bici bus che consente ai cicloamatori che usufruiscono della ciclopista di raggiungere Enego Marcesina alla scoperta di nuovi itinerari possibili.

Il fiore all’occhiello dell’intero territorio è senz’altro rappresentato dalla splendida Piana di Marcesina, situata a 1.300 metri d’altezza. Si tratta di un vasto pianoro con ampi pascoli e maestosi boschi, meta di escursionisti sia d’estate che d’inverno. Chi dal Brenta sale sulle vette sopra Marcesina, può, in poco tempo, osservare tutto quanto di bello offre la flora prealpina. Dai tigli e  dai frassini che vegetano sui primi pendii della valle si passa all’erba medica e al fieno santo, che nascono spontanei nei vasti terrazzamenti.

Nelle radure del bosco i rovi si allacciano con i lamponifelci lussureggianti formano folte macchie e i ginepri si intrecciano in cespugli. Più in alto fioriscono i rododendri, il mugo con le sue lunghe braccia ed infine, più in alto di tutti, regna la stella alpina. Da metà estate invece l’appassionato può ricercare nei boschi di Marcesina l’ambitissimo porcino ma anche altre specie di funghi meno note ma ugualmente gustose.

Marcesina è un nome noto anche fra gli appassionati di sci. In località Valmaron si sviluppa un comprensorio sciistico che comprende piste per lo sci alpino e per lo sci nordico e che offre la possibilità di effettuare altri piacevoli passatempi sulla neve come lo sleddog. Ad Enego 2000 alcuni impianti di risalita accontentano principianti ed esperti.

Tuttavia le discese regalano anche sensazioni che solo pochi luoghi sanno donare; qui sembra di essere proiettati in un’atmosfera d’altri tempi, uno sci lontano dal mondo caotico e frenetico dei comprensori più “modaioli” e rinomati d’Italia. Qui si viene a sciare per rilassarsi e per divertirsi tra amici anche se poi lo sguardo rimane estasiato nell’ammirare i panorami godibili dalla cima del Monte Lisser.

La Finlandia d’Italia” è l’appellativo meritato dall’incantevole Piana di Marcesina nei mesi invernali. A partire dal Centro Fondo Enego di Valmaron si snodano ben 200 Km. di piste, sempre perfettamente innevate e ben battute, che attraversano luoghi emoziananti e paesaggi mozzafiato. Il fondista, in un simile contesto, non si limiterà a far scivolare gli sci verso una meta prefissata ma, nel farlo, potrà trovarsi immerso in uno scenario naturale d’inaudita bellezza, aspettandosi da un momento all’altro di veder spuntare dal folto di un boschetto il classico berretto a punta di uno gnomo, tant’è magico e fiabesco il paesaggio!

Fonte: Asiago.it, per informazioni aggiornate su questo testo o notizia visitate Comune di Enego – Altopiano di Asiago 7 Comuni – Informazioni, Piste Sci di Fondo, Rifugi, Baite

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Caltanissetta

Caltanissetta, Nissa o Cartanissetta in siciliano) è un comune italiano di 62 317 abitanti. Situata nell’entroterra siciliano, in termini di popolazione residente è la nona città della Sicilia, e seconda in provincia dopo Gela. I suoi abitanti sono detti nisseni. I…

CaltanissettaNissa o Cartanissetta in siciliano) è un comune italiano di 62 317 abitanti.

Situata nell’entroterra siciliano, in termini di popolazione residente è la nona città della Sicilia, e seconda in provincia dopo Gela. I suoi abitanti sono detti nisseni.

I primi ad abitare il territorio circostante furono i Sicani, che si stanziarono in diversi villaggi a partire dal XIX secolo a.C., ma l’odierna città fu fondata verosimilmente nel X secolo durante il dominio degli Arabi in Sicilia, ai quali si deve l’origine del toponimo “Caltanissetta”.

A partire dall’Ottocento conobbe un notevole sviluppo industriale grazie alla presenza di vasti giacimenti di zolfo, che la resero un importante centro estrattivo; l’importanza che rivestì nel settore solfifero le valse l’appellativo di “capitale mondiale dello zolfo”, e nel 1862 vi fu aperto il primo istituto minerario d’Italia. Negli anni trenta visse un periodo di fermento culturale, nonostante le censure del fascismo, tanto che Leonardo Sciascia la definì una “piccola Atene”. Nel secondo dopoguerra il settore estrattivo entrò in crisi, e con esso tutta l’economia del territorio, che oggi si basa prevalentemente sul settore terziario.

Tra i principali luoghi di interesse vi sono i ruderi del castello di Pietrarossa (probabile fortezza araba), l’abbazia di Santo Spirito (XII secolo), la Cattedrale (XVI secolo), l’ex collegio gesuitico con l’annessa chiesa di Sant’Agata (XVII secolo), la chiesa San Sebastiano (XIX secolo) e diversi palazzi monumentali realizzati nell’Ottocento sui due corsi principali del centro storico, corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele. Sul monte San Giuliano, che sovrasta la città, si trova il monumento al Redentore, mentre sul colle Sant’Anna si erge l’antenna Rai, la struttura più alta d’Italia.

Sono famosi i riti della Settimana Santa di Caltanissetta, in particolare la processione delle vare del Giovedì Santo. È sede di eventi sportivi di rilievo nazionale, tra cui la storica cronoscalata della Coppa Nissena e il più recente torneo professionistico di tennis “Città di Caltanissetta”.

Il vasto territorio di Caltanissetta, quattordicesimo d’Italia per superficie e terzo in Sicilia dopo Noto e Monreale, si sviluppa nell’entroterra isolano e non ha sbocchi sul mare. Il territorio, situato nella regione dei monti Erei, è prevalentemente collinare, con la cima più alta che raggiunge gli 859 m s.l.m., e l’altitudine del centro della città, 568 m s.l.m., ne fa il settimo comune capoluogo di provincia più alto d’Italia, preceduto nella Regione soltanto da Enna.

Morfologicamente ricalca perfettamente le caratteristiche del territorio circostante, molto aspro e di composizione calcareo-argillosa. Il centro abitato città sorge fra tre colli (Sant’Anna, monte San Giuliano e Poggio Sant’Elia) che, disposti ad arco, formano una conca entro la quale si sviluppa parte del centro storico e tutti i quartieri meridionali.

Il clima è piuttosto continentale, rigido e secco d’inverno, caldo e ventilato d’estate, con meno di 60 giorni di pioggia annui.

Il vento è un elemento climatico della città. Nel periodo invernale possono essere presenti brevi e sporadiche precipitazioni nevose. Le piogge si concentrano nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, ottobre e dicembre, quasi del tutto assenti in estate con una piovosità media annuale di 458 mm.

La temperatura varia molto: le massime invernali sono in media di 9-12 °C, mentre quelle estive di 30-35 °C; le minime variano dalla media di 4-6 °C invernale a quella di 15-20 °C estiva.

 

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Catania

Catania è un comune italiano di 312 302 abitanti, capoluogo dell’omonima città metropolitana in Sicilia e cuore di un agglomerato urbano di circa 700 000 residenti esteso alle pendici sud orientali del Monte Etna. È il centro dell’area metropolitana più densamente popolata della Sicilia, e…

Catania è un comune italiano di 312 302 abitanti, capoluogo dell’omonima città metropolitana in Sicilia e cuore di un agglomerato urbano di circa 700 000 residenti esteso alle pendici sud orientali del Monte Etna.

È il centro dell’area metropolitana più densamente popolata della Sicilia, e di una più ampia conurbazione nota come Sistema lineare della Sicilia orientale, che conta circa 1.700.000 abitanti su una superficie di 2.400 chilometri quadrati.

È il più popolato comune d’Italia che non sia capoluogo di regione. Principale polo industriale, logistico e commerciale della Sicilia, è sede dell’Aeroporto Vincenzo Bellini.

Fondata nel 729 a.C. dai Calcidesi della vicina Naxos, la città vanta una storia millenaria caratterizzata da svariate dominazioni i cui resti ne arricchiscono il patrimonio artistico, architettonico e culturale. Sotto la dinastia Aragonese fu capitale del Regno di Sicilia, e dal 1434 per volere di re Alfonso V è sede della più antica Università dell’isola. Nel corso della sua storia è stata più volte interessata da eruzioni vulcaniche (la più imponente, in epoca storica, è quella del 1669) e da terremoti (i più catastrofici ricordati sono stati quelli del 1169 e del 1693).

Catania è stata patria, nativa o adottiva, di alcuni tra i più celebri artisti e letterati d’Italia, tra i quali i compositori Vincenzo Bellini e Giovanni Pacini e gli scrittori Giovanni Verga, Luigi Capuana, Federico De Roberto, Nino Martoglio, Vitaliano Brancati. Il barocco del suo centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità, assieme a quello di sette comuni del Val di Noto (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli), nel 2002.

Catania offre paesaggi eterogenei concentrati in un’area ristretta. Sorge sulla costa orientale dell’isola, ai piedi dell’Etna (il vulcano attivo più alto d’Europa) a circa metà strada tra le città di Messina e Siracusa, affacciandosi sul mar Ionio con il golfo che da essa prende il nome.

Il territorio è prettamente pianeggiante a sud e sud-est, e montuoso a nord per la presenza dell’Etna. Esso comprende anche una consistente parte della piana di Catania (‘a Chiana), una tra le più estese aree coltivate della Sicilia, la cui zona più vicina al mare costituisce l’Oasi del Simeto, riserva naturale di circa 2.000 ettari, istituita nel 1984. L’Oasi del Simeto prende nome dal fiume Simeto che sfocia a sud della città, nella frazione Primosole.

La città è attraversata da un fiume sotterraneo, l’ Amenano, che anticamente sfociava dove oggi c’è la suddetta Villa Pacini e ora sfocia più a sud-est, dove c’è il porto. Esso si rende visibile alla Fontana dell’Amenano, fontana in marmo bianco chiamata dai catanesi l’Acqua a ‘llinzolu che sorge tra la cosiddetta “Pescheria” e la piazza del Duomo, e nei sotterranei del locale Ostello Agorà. In passato, poco fuori le mura ad ovest, si poteva trovare il lago di Nicito, al fiume collegato e ormai coperto dalla colata lavica del 1669 (l’omonima via ne ricorda l’ubicazione).

Ma è stato tutto il territorio circostante a mutare profondamente in seguito a calamità naturali come le varie colate laviche.

La città e la piana di Catania presentano un clima mediterraneo. Le precipitazioni sono comprese in media tra i 450 e i 550 mm annui, con minimo estivo molto marcato e moderato picco nella stagione autunnale.

L’inverno presenta temperature medie di circa 11 gradi e assicura temperature massime diurne generalmente piuttosto miti, ma l’escursione termica rispetto alle ore notturne è piuttosto pronunciata in presenza di cielo sereno e vento debole per effetto della presenza di un esteso territorio pianeggiante e, nella parte più interna, della presenza dell’Etna. La neve è molto rara, a causa della presenza dell’Etna che ripara la città dai freddi venti settentrionali.

Il record assoluto di freddo, -7 °C, fu raggiunto il 1º febbraio 1962.

L’estate, di lunga durata, si presenta molto calda, a volte con alti tassi di umidità. Mentre lungo la fascia litoranea le temperature massime sono parzialmente contenute dalla brezza marina di levante, nella parte più interna della città e della piana si registrano valori molto elevati.

 

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Noto

Noto (Notu in siciliano) è un comune italiano di 24 048 abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia. È il primo comune siciliano e il quarto italiano per estensione territoriale (550 km²). Definita la “capitale del Barocco” nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio…

Noto (Notu in siciliano) è un comune italiano di 24 048 abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia. È il primo comune siciliano e il quarto italiano per estensione territoriale (550 km²).

Definita la “capitale del Barocco” nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, insieme con le altre città tardo barocche del Val di Noto.

Noto dista 31 km da Siracusa ed è situata nella parte sud-ovest della provincia ai piedi dei monti Iblei. La sua costa, fra Avola e Pachino, dà il nome all’omonimo golfo.
Con i suoi 550,86 km² di superficie, il comune di Noto occupa oltre un quarto della Provincia di Siracusa ed è il più grande comune della Sicilia e il quarto d’Italia. Il territorio è, per la maggior parte, collinare. Le montagne, a nord, appartengono all’altipiano dei monti Iblei.

Nella costa, bassa e sabbiosa nella totalità, a parte brevissimi tratti frastagliati, sono situate le pianure. Probabilmente di origine alluvionale, la piana di San Paolo, nell’entroterra, è la più vasta pianura del territorio, nonché la più intensamente coltivata. Noto confina a sud con Pachino, a nord-est con Avola e Siracusa, a nord con Palazzolo, a nord-ovest con Modica, a ovest con Ispica. Fa parte del comune di Noto anche una enclave contigua all’abitato di Rosolini nota come contrada Cipolla.

L’aspetto dell’agro netino è caratterizzato in prevalenza dalla macchia mediterranea, e dagli uliveti e mandorleti in zona collinare, dai vasti agrumeti e vigneti nella piana di San Paolo, mentre in montagna, ampi pascoli si alternano a tracce di macchia mediterranea, con secolari lauri, querce, frassini e lecci. La conformazione del territorio ha permesso un più ampio sviluppo dell’agricoltura a sud e dell’allevamento a nord.

Il clima, temperato di tipo mediterraneo, è caratterizzato da inverni miti ed estati abbastanza calde e non si discosta molto, nella rilevazione dei valori, da quello del capoluogo di provincia. La temperatura raggiunge i valori più elevati nei mesi di luglio e agosto (37 °C di media, ma con punte anche superiori a 40 °C) e quelli più bassi nei mesi di dicembre e febbraio (che raramente raggiungono gli 0 °C), mentre la media annua si attesta intorno ai 18 gradi centigradi. I mesi più piovosi sono ottobre e novembre, quelli più secchi giugno e luglio. Molto scarso il fenomeno delle grandinate, mentre, in inverno, non è raro imbattersi in banchi di nebbia (specie nelle frazioni montane), così come i giorni caratterizzati da forti venti, che in inverno, provengono maggiormente da occidente, mentre in estate ed in autunno soffiano perlopiù da nord-est; rarissime le nevicate nella zona sud del territorio.

 

Le vie della città sono intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate che raccordano terrazze e dislivelli. L’unitaria ricostruzione produsse un tessuto urbano coerente e ricco di episodi architettonici.
Venne utilizzata la tenera pietra locale, di colore tra il dorato e il rosato, riccamente intagliata. La ricostruzione avvenne unitariamente sotto la guida del Duca di Camastra, che rappresentava a Noto il Viceré spagnolo.

A differenza di quanto accadde di solito nelle costruzioni barocche delle province del Sud Italia, come soprattutto a Lecce e, in Sicilia, a Catania, gli architetti che lavorarono a Noto non puntarono tutto sui motivi ornamentali, i quali restano sempre ben controllati, senza squilibri rispetto alle architetture nelle quali sono inseriti. Inoltre, gli architetti attivi a Noto, Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, si impegnarono anche nella realizzazione di architetture elaborate, con l’impiego di facciate concave, convesse o addirittura curvilinee, come nella torre campanaria del seminario.

Il barocco di Noto pervade l’intera città: gli elementi barocchi non sono isolati all’interno di un contesto urbano caratterizzato da diversi stili, ma sono collegati tra di loro in modo da realizzare quella che è stata definita la “perfetta città barocca”. A tal proposito Ugo Ojetti sostenne: «Noto ai primi del Settecento è una delle nostre città sorte d’un colpo, pel fatto sembra d’una volontà sola, immagine precisa del gusto d’un’epoca. A visitarla, palazzi, chiese, conventi, teatro pare un monumento unico, tutto costruito nello stesso tufo giallo, nello stesso barocco, come dice bene il Fichera, fiammeggiante, con una grandiosità senza pause e una regalità senza avarizia».

Dell’impegno degli architetti netini per la creazione di grandi scenografie, in un’ottica barocca pienamente consapevole e non provinciale, si accorse pure un maestro dell’immagine come Michelangelo Antonioni, il quale in una scena de L’Avventura, girata a Noto, fa dire al protagonista, interpretato da Gabriele Ferzetti, intento ad ammirare la città dalla terrazza del campanile della chiesa di San Carlo al Corso: «Ma guarda che fantasia, che movimento. Si preoccupavano degli effetti scenografici. Che libertà straordinaria!»

 

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Comune di Roana

Roana, Robaan o Rowaan in lingua cimbra, è senz’altro il più articolato tra i comuni dell’Altopiano di Asiago. Si compone infatti di 6 frazioni– detti anche 6 Campanili poiché ciascuna frazione…

Roana, Robaan o Rowaan in lingua cimbra, è senz’altro il più articolato tra i comuni dell’Altopiano di Asiago. Si compone infatti di 6 frazioni– detti anche 6 Campanili poiché ciascuna frazione ha la propria Chiesa Parrocchiale – e cioè Camporovere, Canove, Cesuna, Mezzaselva, Roana Tresché Conca.

L’altitudine media dei centri abitati che compongono il territorio comunale è di circa 1000 metri slm, cosa che rende il comune e le sue frazioni la meta perfetta per una villeggiatura di mezza montagna, adatta davvero a tutti.

Il territorio di Roana e delle sue frazioni è vastissimo, quasi 8.000 ettari per la gran parte coperti da boschicampipascoli dolci pendii.

L’aria pura, il tripudio di sfumature di verde e dei tanti colori che caratterizzano le varie stagioni dell’anno, i vasti panorami, la mitezza del clima, la tranquillità che permea questo territorio ne fanno il luogo ideale per vacanze all’insegna del contatto con la natura tra rilassanti passeggiate salutari escursioni a piedi o in mountain bike.

Le strutture sportive sono innumerevoli: dai vari parchi giochi, ai campi da calcio, calcetto, bocce tennis, pallavolo e basket, il palazzetto dello sport, lo stadio del ghiaccio e i campi di schettinaggio, parchi acrobatici ed un laghetto balneabile. Per l’inverno sono a disposizione vari impianti sciistici e i centri fondo per lo sci nordico.

Ma Roana è ancor di più: nel suo territorio la storia e la cultura vivono ovunque.

Innanzitutto il territorio comunale è permeato di testimonianze della Prima Guerra Mondiale, i cui eventi toccarono profondamente e tragicamente Roana e le altre frazioni, così come tutto l’Altopiano dei Sette Comuni. A Canove è possibile visitare il Museo Storico della Grande Guerra, che raccoglie oltre 5000 reperti bellici tra mappe, indumenti, suppellettili varie, documenti e fotografie.

Numerosi ritrovamenti bellici risalenti alla Prima Guerra Mondiale sono poi raccolti a Treschè Conca nella famosa

Ma Roana e le sue frazioni permettono anche di immergersi nella tradizione, nella cultura e nella lingua cimbra, che qui si mantiene ancora viva grazie al Museo eIstituto di Cultura Cimbra, con sede a Roana, che salvaguarda il patrimonio linguistico e culturale ereditato dagli antichi popoli germanici nell’Alto Medioevo; a Treschè Conca inoltre, nella sede dello Chalet Turistico Municipale, si può trovare lo Sportello Linguistico Cimbro, per un approfondimento su questa misteriosa etnìa. E la cultura cimbra è celebrata ogni anno a Roana con “HogaZait” il festival cimbro,importante appuntamento per residenti e turisti, in seno al quale sono organizzati spettacoli, incontri culturali e concerti nelle varie frazioni del Comune di Roana.

Cesuna di Roana, inoltre, si trova un museo davvero unico, il Museo dei Cuchi, che raccoglie oltre 10.000 cuchi, popolari fischietti di terracotta delle più svariate forme e provenienti da tutto il mondo, che la tradizione popolare voleva che i ragazzi regalassero come promessa d’amore alle proprie innamorate il 25 aprile, festa di San Marco, giorno in cui ancor oggi a Canove di Roana si svolge la Sagra dei Cuchi proprio in memoria di quest’antica tradizione.

Ognuna delle frazioni di Roana ha il proprio Ufficio Turistico, l’ufficio postale, gli ambulatori medici e la fermata degli autobus di linea. Nel territorio comunale ci sono inoltre 3 farmacie, una a Roana, una a Cesuna ed una terza a Canove.

Alessia Morabito

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Enna

Enna è un comune italiano di 27 268 abitanti, capoluogo del libero consorzio comunale omonimo in Sicilia. Denominata Castrogiovanni fino al 1927, anno in cui riprese l’antico nome di Enna. Nota per essere il capoluogo di provincia più alto d’Europa, per via…

Enna è un comune italiano di 27 268 abitanti, capoluogo del libero consorzio comunale omonimo in Sicilia.

Denominata Castrogiovanni fino al 1927, anno in cui riprese l’antico nome di Enna. Nota per essere il capoluogo di provincia più alto d’Europa, per via dell’altitudine del centro abitato che si attesta a 931 m presso il Municipio, raggiunge i 992 m al Castello di Lombardia.

La città è stata definita Urbs Inexpugnabilis, dai romani per la sua imprendibilità, Ombelico di Sicilia, per la sua centralità geografica rispetto all’Isola, e Belvedere di Sicilia, per le vedute panoramiche che da qui si hanno nelle varie direzioni.

Nei tre millenni precedenti è stata roccaforte quasi inespugnabile di sicani, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi e aragonesi. Enna conserva il castello, la Rocca di Cerere ed il Duomo. È sede dell’Università Kore.

Enna è comunemente suddivisa in due “macro-aree”:Enna Alta ed Enna Bassa, cui si aggiunge Pergusa, che ne è una frazione. Tutte e tre le aree sono nettamente separate dal punto di vista geografico.

  • Enna Alta sorge su un altipiano tra i 900 ed i 990 m d’altitudine, che svetta isolato al centro degli Erei, dominando la valle del Dittaino a est e la valle del Salso a ovest.

Il centro storico si è da sempre sviluppato sulla parte più alta del monte, nel versante nordorientale; sono presenti pittoresche scalinate tra gli stretti vicoli di matrice araba che scendono, tortuose, dal centro ai rioni più bassi.

  • Enna Bassa si è sviluppata sulle colline a valle di Enna sul versante sud, ad un’altitudine variabile intorno ai 700 m s.l.m. partendo dal quadrivio Sant’Anna attorno al quale sorgeva un piccolissimo nucleo di case attorno alla chiesetta di Sant’Anna. Dagli anni sessanta in poi si sono sviluppati gradatamente quartieri residenziali, aree commerciali, uffici e attività varie. La nascita dell’Universitàha avuto un ulteriore effetto propulsivo

 

  • Pergusa è una frazione della città e dista 10 km dal centro. Ha una popolazione residente assai ridotta (circa mille abitanti) ma è presente una sviluppata edilizia di villeggiatura e buona parte delle strutture ricettive e turistiche quali hotel, bed and breakfast e agriturismo, molti dei quali affacciati sul lago, principale meta turistica della località. La Riserva Naturale Speciale Lago di Pergusa, ingloba il piccolo abitato del villaggio e vanta una ricca avifauna

Il castello di Lombardia divenne tale in in epoca normanna, la sua posizione offre un panorama vastissimo, che spazia dalle Madonie all’Etna, sono visibili il lago di Pergusa e due i bacini artificiali (Nicoletti e Morello), e buona parte della Sicilia centro-orientale

Il Duomo di Enna è un notevole esempio di architettura ecclesiastica medievale: costruito nel Trecento e profondamente rinnovato circa due secoli dopo, presenta imponenti colonnati corinzi, tre navate e tre absidi. La facciata è maestosa, con torre campanaria la cui campana è di notevole mole. All’interno pregiate tele e lampadari. Tra le opere custodite, affreschi del Borremans. Il Duomo è il punto culminante delle celebrazioni della Settimana Santa di Enna.

L’Università Kore di Enna è la più giovane fra le università siciliane; fondata nel 2005 è l’unico istituto universitario fondato in Sicilia dopo l’Unità d’Italia; gli studenti iscritti sono circa 4 052.

L’economia di Enna è stata nei secoli incentrata nella produzione agricola. A partire dal XVIII secolo ha sviluppata l’estrazione dello zolfo. L’ attività turistica è sostenuta dalla presenza delle varie aree di interesse archeologico mentre alcune attività commerciali e artigianali si sono insediate nell’area industriale del fiume Dittaino.

Il turismo di permanenza breve o media si concentra prevalentemente in estate o durante la Settimana Santa di Enna.

 

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Modica

Modica è un comune italiano di 54 501 abitanti del Libero consorzio comunale di Ragusa in Sicilia. La città per popolazione è il tredicesimo comune della Sicilia. Città di origini neolitiche, Modica è il capoluogo storico del territorio pressoché…

Modica è un comune italiano di 54 501 abitanti del Libero consorzio comunale di Ragusa in Sicilia. La città per popolazione è il tredicesimo comune della Sicilia.

Città di origini neolitiche, Modica è il capoluogo storico del territorio pressoché corrispondente al Libero consorzio comunale di Ragusa. Fino al XIX secolo è stata capitale di una Contea che ha esercitato una vasta influenza politica, economica e culturale, tanto da essere stata annoverata tra i feudi più potenti del mezzogiorno ed è rimasta la quarta città più importante della Sicilia (dopo Palermo, Catania e Messina) fino alla prima metà del XX secolo e rappresenta un fondamentale punto di riferimento per il territorio sud-orientale dell’isola.

Modica vanta un ricco repertorio di specialità gastronomiche, risultato della contaminazione delle diverse culture che l’hanno dominata; è nota soprattutto per la produzione del tipico cioccolato di derivazione azteca.

Il suo centro storico, ricostruito a seguito del devastante terremoto del 1693, costituisce uno degli esempi più significativi di architettura tardo barocca e per i suoi capolavori la città è stata inclusa nel 2002, insieme con alcuni centri della Val di Noto, nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Modica, come altri centri storici del Val di Noto, deve la sua particolare configurazione urbana alla non comune conformazione del territorio combinata ai vari fenomeni di antropizzazione. Molte abitazioni della parte vecchia della città, addossate le une sulle altre, sono spesso l’estensione delle antiche grotte, abitate fin dall’epoca preistorica. Sono state censite circa 700 grotte che una volta erano abitate, o comunque adibite a qualche uso, fra quelle visibili e quelle “inglobate” in nuove costruzioni.

Di notevole rilevanza storica è l’ottimo stato di conservazione, in pieno centro storico, della necropoli del Quartiriccio. Il tessuto urbano è un intrigo di casette, viuzze e lunghe scale, che non possono non ricordare l’impianto medievale del centro storico, tutto avviluppato intorno allo sperone della collina del Pizzo, sul quale poggiava inaccessibile il Castello.

“Modica è un’inaspettata meraviglia… È un effetto bizzarro, unico, qualcosa di addirittura irreale come visto nel prisma deformante del sogno, come un immenso fantasmagorico edifizio di fiaba, il quale, anziché di piani, fosse fatto di strati di case. Da questo accastellarsi, svettano campanili e campanili”: con queste parole il poeta e scrittore veronese Lionello Fiumi descriveva il suo stupore nel raccontare sulle pagine di un quotidiano il suo viaggio a Modica negli anni sessanta del Novecento. Le chiese solitamente non si affacciano su piazze, ma su imponenti e scenografiche scalinate modellate sui declivi delle colline. Lo stile prevalente dei monumenti è quello comunemente identificato come tardo barocco, ma più specificatamente, per quel che riguarda Modica, dobbiamo parlare del Barocco siciliano della Sicilia sud orientale, quello successivo al catastrofico terremoto del Val di Noto del 1693. L’aspetto molto caratteristico del centro storico è stato turbato da alcuni scempi edilizi succedutisi dagli anni sessanta agli anni ottanta ad opera di alcuni imprenditori edilizi poco coscienziosi, con il permesso di una classe politica non sempre all’altezza del proprio ruolo.

La città è divisa nei nuclei urbani storici di Modica Alta (intorno al Castello) e Modica Bassa (lungo i torrenti adesso coperti), cui si è aggiunto a partire dagli anni sessanta del secolo scorso il nuovo quartiere residenziale del Sacro Cuore, denominato tradizionalmente Sorda. Tale nome deriva dalla presenza nella zona (quando era ancora aperta campagna e distava circa 3 km dal centro abitato) di un’osteria, la cui proprietaria era, per l’appunto, sorda. Dal modo di dire in dialetto modicano “Andiamo alla/dalla sorda” per indicare il locale, si è così passati ad indicare il quartiere “Sorda” quando questo si è urbanizzato.

L’economia della città trova la sua forza nell’agricoltura, l’artigianato e l’edilizia. Rilevante è la coltivazione del carrubo (Ceratonea siliqua), dell’ulivo e del grano, da cui una buona presenza di oleifici e mulini, oltreché di mangimifici, questi ultimi legati sia all’attività agricola che agli allevamenti. Famosissima è la razza modicana “a manto rosso”, caratterizzata dalla bellezza delle forme, dalla incurvatura a lira delle corna, dalla finezza e dalla lucentezza del mantello e dalla vivacità dell’occhio. La razza bovina modicana è la più antica razza autoctona siciliana, di probabilissima origine africana.

Tipica produzione della città è la famosa cioccolata, prodotta seguendo un’antica ricetta azteca, da cui deriva la ricetta modicana. La lavorazione è rigorosamente artigianale ed a bassa temperatura, cosa che impedisce la perdita o l’alterazione organolettica delle componenti del cacao. Inoltre la pasta di cacao non arriva a fondersi con lo zucchero (lavorazione a crudo), dando sostanza ad una cioccolata fondente, leggermente granulosa, senza grassi vegetali aggiunti, non soggetta a liquefarsi fra le mani alle temperature estive, ed in cui è possibile al gusto distinguere nettamente i tre elementi che la compongono: cacao, zucchero e spezie (nella ricetta tradizionale, la cannella o la vaniglia).

Il turismo è in forte crescita anche grazie all’inserimento di alcuni importanti monumenti in stile tardo barocco nella Lista dei Beni dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

 

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