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Mese: ottobre 2018

Comune di Enego

ENEGO – La finlandia italiana. Il territorio del comune di Enego offre grandi spazi per lo sci di fondo e tante manifestazioni culturali. Il viaggiatore distratto, che col buio risale la Valsugana verso…

ENEGO – La finlandia italiana.

Il territorio del comune di Enego offre grandi spazi per lo sci di fondo e tante manifestazioni culturali.

Il viaggiatore distratto, che col buio risale la Valsugana verso nord, poco prima del confine con la provincia di Trento, noterà a sinistra della gola che si trova ad attraversare, alcune luci disseminate su alti costoni rocciosi e nient’altro. Di giorno, riuscirà forse a cogliere con lo sguardo alcuni gruppi di edifici strenuamente caparbiamente abbarbicati sulla montagna: potrà pensare che si tratti di poche case sparse, abbandonate al loro destino da un’urbanizzazione e da una globalizzazione sempre più travolgente.

Ma arrivare ad Enego, conoscerlo, o meglio, viverlo, è tutta un’altra cosa.

Superati i tornanti che da Primolano salgono fino ad una quota di circa 800 m. sul livello del mare, si aprirà al viaggiatore più attento una visione affascinanteun centro montano sospeso tra la terra e il cielo, circondato da maestosi boschi d’abete e da un paesaggio dove l’antropizzazione ha sapientemente mediato le necessità dell’uomo con quelle della Natura.

Enego è il più orientale dei paesi dell’Altopiano dei Sette Comuni e si estende dai margini della profonda Valsugana, a quota 200, sulle rive del Brenta, al massiccio dell’Ortigara a quota 2150.
L’origine del paese si perde nella notte dei tempi; in alcune località sono state ritrovate selci risalenti al neolitico mentre i primi insediamenti abitativi certi risalgono all’epoca romana come conferma il ritrovamento di alcune monete dell’imperatore romano Druso.
Lo studio semantico del dialetto ha comunque evidenziato derivazione slave e tedesche il che rende  incontrovertibile che i primi abitanti  siano stati dei Cimbri, rifugiatisi quassù intorno all’anno 100 a.C.

Dal 1311 entrò a far parte della federazione dei Sette Comuni, un patto d’alleanza che costituì nell’Altopiano un piccolo stato libero ed indipendente ed ebbe vita fino al 1807.
Nel 1404 la Reggenza dei Sette Comuni, per salvaguardare la propria autonomia entrò nella Repubblica Veneta e, con la caduta di questa, subì l’invasione francese fino al 1848 quando, al nemico d’oltralpe, si sostituì l’Impero austroungarico.
Enego e tutto l’Altopiano entrarono a far parte dell’Italia solo nel 1866.

L’attuale Amministrazione  ha inteso recuperare  e valorizzare tali testimonianze ed ha già portato a conclusione importanti opere quali il restauro del Forte Lisser, ora finalmente visitabile.

E’ stato inoltre  inaugurato nel luglio 2010, in  Piazza San Marco, il Museo Monte Ortigara con una collezione di reperti dellaGrande Guerra.
I segni delle vicende storiche della Grande Guerra sono visibili anche nel Forte Coldarco e nella Batteria di Coldarco di sotto, complesso di circa 300 metri di galleria scavata nella roccia viva, ristrutturato negli ultimi anni e anch’esso visitabile.

l centro del paese è Piazza del Popolo che conserva ancora oggi il suo aspetto ottocentesco, periodo nel quale fu completato il Duomo di Santa Giustina  eretto nella forma attuale nel 1812 su un precedente fabbricato del XV° secolo. All’interno è conservata una preziosa pala di Jacopo da Bassano.
La maestosità del Duomo è data soprattutto da un imponente scalinata di oltre 100 gradini.  E’ancora ben conservato il campanile della vecchia chiesa, mentre, nel 1953, il Duomo è stato affiancato da un nuovo, altissimo campanile, la cui sommità, nelle giornate nuvolose, scompare nel cielo.

Inaugurato nel 2009 il nuovissimoPalazzo della Cultura e del Turismo che sorge a lato del Duomo rappresenta un importante centro polivalente per le più svariate attività: cinemateatrocongressiriunioni. La costruzione, dal di fuori, ricalca i particolari costruttivi dell’architettura di montagna. Al suo interno offre 250 posti a sedere ed è dotata di moderni impianti tecnologici per quanto riguarda le attrezzature sceniche.

Poco fuori dal centro una gradevole passeggiata porta alla Chiesetta di Frizzon, oratorio datato 1837 e riconvertito in ossario dei caduti in guerra di Russia.
Altri percorsi conducono a CosteValdicinaValgodaColdarco dove è ancora possibile toccare con mano una maniera di vivere genuina e profondamente rispettosa dell’ambiente.

E’ stata recentemente recuperata la sentieristica  consentendo agli escursionisti di raggiungere Enego partendo dalla località Piovega.
Per gli amanti della bicicletta va ricordato il percorso cicloturistico Monaco-Venezia, che lambisce Enego nella parte a valle. Durante l’estate è attivo un servizio di bici bus che consente ai cicloamatori che usufruiscono della ciclopista di raggiungere Enego Marcesina alla scoperta di nuovi itinerari possibili.

Il fiore all’occhiello dell’intero territorio è senz’altro rappresentato dalla splendida Piana di Marcesina, situata a 1.300 metri d’altezza. Si tratta di un vasto pianoro con ampi pascoli e maestosi boschi, meta di escursionisti sia d’estate che d’inverno. Chi dal Brenta sale sulle vette sopra Marcesina, può, in poco tempo, osservare tutto quanto di bello offre la flora prealpina. Dai tigli e  dai frassini che vegetano sui primi pendii della valle si passa all’erba medica e al fieno santo, che nascono spontanei nei vasti terrazzamenti.

Nelle radure del bosco i rovi si allacciano con i lamponifelci lussureggianti formano folte macchie e i ginepri si intrecciano in cespugli. Più in alto fioriscono i rododendri, il mugo con le sue lunghe braccia ed infine, più in alto di tutti, regna la stella alpina. Da metà estate invece l’appassionato può ricercare nei boschi di Marcesina l’ambitissimo porcino ma anche altre specie di funghi meno note ma ugualmente gustose.

Marcesina è un nome noto anche fra gli appassionati di sci. In località Valmaron si sviluppa un comprensorio sciistico che comprende piste per lo sci alpino e per lo sci nordico e che offre la possibilità di effettuare altri piacevoli passatempi sulla neve come lo sleddog. Ad Enego 2000 alcuni impianti di risalita accontentano principianti ed esperti.

Tuttavia le discese regalano anche sensazioni che solo pochi luoghi sanno donare; qui sembra di essere proiettati in un’atmosfera d’altri tempi, uno sci lontano dal mondo caotico e frenetico dei comprensori più “modaioli” e rinomati d’Italia. Qui si viene a sciare per rilassarsi e per divertirsi tra amici anche se poi lo sguardo rimane estasiato nell’ammirare i panorami godibili dalla cima del Monte Lisser.

La Finlandia d’Italia” è l’appellativo meritato dall’incantevole Piana di Marcesina nei mesi invernali. A partire dal Centro Fondo Enego di Valmaron si snodano ben 200 Km. di piste, sempre perfettamente innevate e ben battute, che attraversano luoghi emoziananti e paesaggi mozzafiato. Il fondista, in un simile contesto, non si limiterà a far scivolare gli sci verso una meta prefissata ma, nel farlo, potrà trovarsi immerso in uno scenario naturale d’inaudita bellezza, aspettandosi da un momento all’altro di veder spuntare dal folto di un boschetto il classico berretto a punta di uno gnomo, tant’è magico e fiabesco il paesaggio!

Fonte: Asiago.it, per informazioni aggiornate su questo testo o notizia visitate Comune di Enego – Altopiano di Asiago 7 Comuni – Informazioni, Piste Sci di Fondo, Rifugi, Baite

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Caltanissetta

Caltanissetta, Nissa o Cartanissetta in siciliano) è un comune italiano di 62 317 abitanti. Situata nell’entroterra siciliano, in termini di popolazione residente è la nona città della Sicilia, e seconda in provincia dopo Gela. I suoi abitanti sono detti nisseni. I…

CaltanissettaNissa o Cartanissetta in siciliano) è un comune italiano di 62 317 abitanti.

Situata nell’entroterra siciliano, in termini di popolazione residente è la nona città della Sicilia, e seconda in provincia dopo Gela. I suoi abitanti sono detti nisseni.

I primi ad abitare il territorio circostante furono i Sicani, che si stanziarono in diversi villaggi a partire dal XIX secolo a.C., ma l’odierna città fu fondata verosimilmente nel X secolo durante il dominio degli Arabi in Sicilia, ai quali si deve l’origine del toponimo “Caltanissetta”.

A partire dall’Ottocento conobbe un notevole sviluppo industriale grazie alla presenza di vasti giacimenti di zolfo, che la resero un importante centro estrattivo; l’importanza che rivestì nel settore solfifero le valse l’appellativo di “capitale mondiale dello zolfo”, e nel 1862 vi fu aperto il primo istituto minerario d’Italia. Negli anni trenta visse un periodo di fermento culturale, nonostante le censure del fascismo, tanto che Leonardo Sciascia la definì una “piccola Atene”. Nel secondo dopoguerra il settore estrattivo entrò in crisi, e con esso tutta l’economia del territorio, che oggi si basa prevalentemente sul settore terziario.

Tra i principali luoghi di interesse vi sono i ruderi del castello di Pietrarossa (probabile fortezza araba), l’abbazia di Santo Spirito (XII secolo), la Cattedrale (XVI secolo), l’ex collegio gesuitico con l’annessa chiesa di Sant’Agata (XVII secolo), la chiesa San Sebastiano (XIX secolo) e diversi palazzi monumentali realizzati nell’Ottocento sui due corsi principali del centro storico, corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele. Sul monte San Giuliano, che sovrasta la città, si trova il monumento al Redentore, mentre sul colle Sant’Anna si erge l’antenna Rai, la struttura più alta d’Italia.

Sono famosi i riti della Settimana Santa di Caltanissetta, in particolare la processione delle vare del Giovedì Santo. È sede di eventi sportivi di rilievo nazionale, tra cui la storica cronoscalata della Coppa Nissena e il più recente torneo professionistico di tennis “Città di Caltanissetta”.

Il vasto territorio di Caltanissetta, quattordicesimo d’Italia per superficie e terzo in Sicilia dopo Noto e Monreale, si sviluppa nell’entroterra isolano e non ha sbocchi sul mare. Il territorio, situato nella regione dei monti Erei, è prevalentemente collinare, con la cima più alta che raggiunge gli 859 m s.l.m., e l’altitudine del centro della città, 568 m s.l.m., ne fa il settimo comune capoluogo di provincia più alto d’Italia, preceduto nella Regione soltanto da Enna.

Morfologicamente ricalca perfettamente le caratteristiche del territorio circostante, molto aspro e di composizione calcareo-argillosa. Il centro abitato città sorge fra tre colli (Sant’Anna, monte San Giuliano e Poggio Sant’Elia) che, disposti ad arco, formano una conca entro la quale si sviluppa parte del centro storico e tutti i quartieri meridionali.

Il clima è piuttosto continentale, rigido e secco d’inverno, caldo e ventilato d’estate, con meno di 60 giorni di pioggia annui.

Il vento è un elemento climatico della città. Nel periodo invernale possono essere presenti brevi e sporadiche precipitazioni nevose. Le piogge si concentrano nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, ottobre e dicembre, quasi del tutto assenti in estate con una piovosità media annuale di 458 mm.

La temperatura varia molto: le massime invernali sono in media di 9-12 °C, mentre quelle estive di 30-35 °C; le minime variano dalla media di 4-6 °C invernale a quella di 15-20 °C estiva.

 

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Catania

Catania è un comune italiano di 312 302 abitanti, capoluogo dell’omonima città metropolitana in Sicilia e cuore di un agglomerato urbano di circa 700 000 residenti esteso alle pendici sud orientali del Monte Etna. È il centro dell’area metropolitana più densamente popolata della Sicilia, e…

Catania è un comune italiano di 312 302 abitanti, capoluogo dell’omonima città metropolitana in Sicilia e cuore di un agglomerato urbano di circa 700 000 residenti esteso alle pendici sud orientali del Monte Etna.

È il centro dell’area metropolitana più densamente popolata della Sicilia, e di una più ampia conurbazione nota come Sistema lineare della Sicilia orientale, che conta circa 1.700.000 abitanti su una superficie di 2.400 chilometri quadrati.

È il più popolato comune d’Italia che non sia capoluogo di regione. Principale polo industriale, logistico e commerciale della Sicilia, è sede dell’Aeroporto Vincenzo Bellini.

Fondata nel 729 a.C. dai Calcidesi della vicina Naxos, la città vanta una storia millenaria caratterizzata da svariate dominazioni i cui resti ne arricchiscono il patrimonio artistico, architettonico e culturale. Sotto la dinastia Aragonese fu capitale del Regno di Sicilia, e dal 1434 per volere di re Alfonso V è sede della più antica Università dell’isola. Nel corso della sua storia è stata più volte interessata da eruzioni vulcaniche (la più imponente, in epoca storica, è quella del 1669) e da terremoti (i più catastrofici ricordati sono stati quelli del 1169 e del 1693).

Catania è stata patria, nativa o adottiva, di alcuni tra i più celebri artisti e letterati d’Italia, tra i quali i compositori Vincenzo Bellini e Giovanni Pacini e gli scrittori Giovanni Verga, Luigi Capuana, Federico De Roberto, Nino Martoglio, Vitaliano Brancati. Il barocco del suo centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità, assieme a quello di sette comuni del Val di Noto (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli), nel 2002.

Catania offre paesaggi eterogenei concentrati in un’area ristretta. Sorge sulla costa orientale dell’isola, ai piedi dell’Etna (il vulcano attivo più alto d’Europa) a circa metà strada tra le città di Messina e Siracusa, affacciandosi sul mar Ionio con il golfo che da essa prende il nome.

Il territorio è prettamente pianeggiante a sud e sud-est, e montuoso a nord per la presenza dell’Etna. Esso comprende anche una consistente parte della piana di Catania (‘a Chiana), una tra le più estese aree coltivate della Sicilia, la cui zona più vicina al mare costituisce l’Oasi del Simeto, riserva naturale di circa 2.000 ettari, istituita nel 1984. L’Oasi del Simeto prende nome dal fiume Simeto che sfocia a sud della città, nella frazione Primosole.

La città è attraversata da un fiume sotterraneo, l’ Amenano, che anticamente sfociava dove oggi c’è la suddetta Villa Pacini e ora sfocia più a sud-est, dove c’è il porto. Esso si rende visibile alla Fontana dell’Amenano, fontana in marmo bianco chiamata dai catanesi l’Acqua a ‘llinzolu che sorge tra la cosiddetta “Pescheria” e la piazza del Duomo, e nei sotterranei del locale Ostello Agorà. In passato, poco fuori le mura ad ovest, si poteva trovare il lago di Nicito, al fiume collegato e ormai coperto dalla colata lavica del 1669 (l’omonima via ne ricorda l’ubicazione).

Ma è stato tutto il territorio circostante a mutare profondamente in seguito a calamità naturali come le varie colate laviche.

La città e la piana di Catania presentano un clima mediterraneo. Le precipitazioni sono comprese in media tra i 450 e i 550 mm annui, con minimo estivo molto marcato e moderato picco nella stagione autunnale.

L’inverno presenta temperature medie di circa 11 gradi e assicura temperature massime diurne generalmente piuttosto miti, ma l’escursione termica rispetto alle ore notturne è piuttosto pronunciata in presenza di cielo sereno e vento debole per effetto della presenza di un esteso territorio pianeggiante e, nella parte più interna, della presenza dell’Etna. La neve è molto rara, a causa della presenza dell’Etna che ripara la città dai freddi venti settentrionali.

Il record assoluto di freddo, -7 °C, fu raggiunto il 1º febbraio 1962.

L’estate, di lunga durata, si presenta molto calda, a volte con alti tassi di umidità. Mentre lungo la fascia litoranea le temperature massime sono parzialmente contenute dalla brezza marina di levante, nella parte più interna della città e della piana si registrano valori molto elevati.

 

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Noto

Noto (Notu in siciliano) è un comune italiano di 24 048 abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia. È il primo comune siciliano e il quarto italiano per estensione territoriale (550 km²). Definita la “capitale del Barocco” nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio…

Noto (Notu in siciliano) è un comune italiano di 24 048 abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia. È il primo comune siciliano e il quarto italiano per estensione territoriale (550 km²).

Definita la “capitale del Barocco” nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, insieme con le altre città tardo barocche del Val di Noto.

Noto dista 31 km da Siracusa ed è situata nella parte sud-ovest della provincia ai piedi dei monti Iblei. La sua costa, fra Avola e Pachino, dà il nome all’omonimo golfo.
Con i suoi 550,86 km² di superficie, il comune di Noto occupa oltre un quarto della Provincia di Siracusa ed è il più grande comune della Sicilia e il quarto d’Italia. Il territorio è, per la maggior parte, collinare. Le montagne, a nord, appartengono all’altipiano dei monti Iblei.

Nella costa, bassa e sabbiosa nella totalità, a parte brevissimi tratti frastagliati, sono situate le pianure. Probabilmente di origine alluvionale, la piana di San Paolo, nell’entroterra, è la più vasta pianura del territorio, nonché la più intensamente coltivata. Noto confina a sud con Pachino, a nord-est con Avola e Siracusa, a nord con Palazzolo, a nord-ovest con Modica, a ovest con Ispica. Fa parte del comune di Noto anche una enclave contigua all’abitato di Rosolini nota come contrada Cipolla.

L’aspetto dell’agro netino è caratterizzato in prevalenza dalla macchia mediterranea, e dagli uliveti e mandorleti in zona collinare, dai vasti agrumeti e vigneti nella piana di San Paolo, mentre in montagna, ampi pascoli si alternano a tracce di macchia mediterranea, con secolari lauri, querce, frassini e lecci. La conformazione del territorio ha permesso un più ampio sviluppo dell’agricoltura a sud e dell’allevamento a nord.

Il clima, temperato di tipo mediterraneo, è caratterizzato da inverni miti ed estati abbastanza calde e non si discosta molto, nella rilevazione dei valori, da quello del capoluogo di provincia. La temperatura raggiunge i valori più elevati nei mesi di luglio e agosto (37 °C di media, ma con punte anche superiori a 40 °C) e quelli più bassi nei mesi di dicembre e febbraio (che raramente raggiungono gli 0 °C), mentre la media annua si attesta intorno ai 18 gradi centigradi. I mesi più piovosi sono ottobre e novembre, quelli più secchi giugno e luglio. Molto scarso il fenomeno delle grandinate, mentre, in inverno, non è raro imbattersi in banchi di nebbia (specie nelle frazioni montane), così come i giorni caratterizzati da forti venti, che in inverno, provengono maggiormente da occidente, mentre in estate ed in autunno soffiano perlopiù da nord-est; rarissime le nevicate nella zona sud del territorio.

 

Le vie della città sono intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate che raccordano terrazze e dislivelli. L’unitaria ricostruzione produsse un tessuto urbano coerente e ricco di episodi architettonici.
Venne utilizzata la tenera pietra locale, di colore tra il dorato e il rosato, riccamente intagliata. La ricostruzione avvenne unitariamente sotto la guida del Duca di Camastra, che rappresentava a Noto il Viceré spagnolo.

A differenza di quanto accadde di solito nelle costruzioni barocche delle province del Sud Italia, come soprattutto a Lecce e, in Sicilia, a Catania, gli architetti che lavorarono a Noto non puntarono tutto sui motivi ornamentali, i quali restano sempre ben controllati, senza squilibri rispetto alle architetture nelle quali sono inseriti. Inoltre, gli architetti attivi a Noto, Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, si impegnarono anche nella realizzazione di architetture elaborate, con l’impiego di facciate concave, convesse o addirittura curvilinee, come nella torre campanaria del seminario.

Il barocco di Noto pervade l’intera città: gli elementi barocchi non sono isolati all’interno di un contesto urbano caratterizzato da diversi stili, ma sono collegati tra di loro in modo da realizzare quella che è stata definita la “perfetta città barocca”. A tal proposito Ugo Ojetti sostenne: «Noto ai primi del Settecento è una delle nostre città sorte d’un colpo, pel fatto sembra d’una volontà sola, immagine precisa del gusto d’un’epoca. A visitarla, palazzi, chiese, conventi, teatro pare un monumento unico, tutto costruito nello stesso tufo giallo, nello stesso barocco, come dice bene il Fichera, fiammeggiante, con una grandiosità senza pause e una regalità senza avarizia».

Dell’impegno degli architetti netini per la creazione di grandi scenografie, in un’ottica barocca pienamente consapevole e non provinciale, si accorse pure un maestro dell’immagine come Michelangelo Antonioni, il quale in una scena de L’Avventura, girata a Noto, fa dire al protagonista, interpretato da Gabriele Ferzetti, intento ad ammirare la città dalla terrazza del campanile della chiesa di San Carlo al Corso: «Ma guarda che fantasia, che movimento. Si preoccupavano degli effetti scenografici. Che libertà straordinaria!»

 

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