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Mese: novembre 2018

Comune di Foza

FOZA – Immerso nella storia. Il piccolo paese è cinto da boschi di abete rosso e dai più affascinanti panorami dell’Altopiano di Asiago Il Comune di Foza, nella lingua cimbra Vüsche, è tra…

FOZA – Immerso nella storia. Il piccolo paese è cinto da boschi di abete rosso e dai più affascinanti panorami dell’Altopiano di Asiago

Il Comune di Foza, nella lingua cimbra Vüsche, è tra più antichi comuni dell’ area e il secondo più piccolo sull’Altopiano di Asiago, dopo Rotzo. Le origini di Foza si perdono fra le pieghe della Storia, ma a partire dall’Alto Medioevo ne è attestata l’esistenza ufficialmente.

 

Nel Trecento Foza aderì alla storica Federazione dei 7 Comuni ed ebbe una forte crescita nell’Età di Mezzo, grazie alla vicinanza con ilfiume Brenta, che rese Foza un influente centro dicommercio del legname fra Venezia e l’Altopiano. Ed è tra questo “legno”, boschi di larice e abete rosso, che sorge Foza.

Situato nel versante nord-ovest dell’Altopiano di Asiago, a 1083 m s.l.m., Foza è cinto da alcune delle più belle vette dell’Altopiano: dal Monte Miela(1780 m) al Monte Fior(1824 m), allo Spill (1800 m) fino alle celebri Melette (1730 m).

Il Comune di Fozaè piccolo e caratteristico, con case affrescateda artisti di tutta Italia, giunti per abbellire Foza dei loro capolavori. Due opere di grande valore risiedono nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, eretta dopo la guerra: unapala d’altaredi Francesco da Ponte il Vecchiodel 1519 e un crocefisso in legnodi autore sconosciuto. La chiesa, in stile simile a quello romanico, ed il campanile sono fatti di granito biancoestratto dalle cave in località Futa.

Nellacontrada Lazzaretti di Fozasopravvive la tradizione di “Brusara vecia” il giorno 6 gennaio, come saluto all’anno passato. Mentre a 175 metri di altezza tra i comuni di Foza ed Enego, sorge uno dei viadotti più alti d’Italia: il ponte Valgàdena, costruito per attraversare la valle omonima e inaugurato nel 1990.

« È un bel divertimento aggirare un paese come Foza tutto allineato su un crinale, proprio nel momento in cui spunta il sole. Le case s’indorano e luccicano lì in alto; ci si sente liberi di fare quello che si vuole, l’itinerario si fa come giocando, uno può dire: passo sotto Foza, punto verso sud, fino al primo spacco grande, e quella sarà certamente la Val Frenzela… »
(Luigi Meneghello, I piccoli maestri)

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Valle dei Templi

La Valle dei Templi è un’area archeologica della Sicilia caratterizzata dall’eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi doricidel periodo ellenico. Corrisponde all’antica Akragas, monumentale nucleo originario della città di Agrigento. Oggi è parco archeologico regionale. Dal 1997 l’intera zona è…

La Valle dei Templi è un’area archeologica della Sicilia caratterizzata dall’eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi doricidel periodo ellenico. Corrisponde all’antica Akragas, monumentale nucleo originario della città di Agrigento. Oggi è parco archeologico regionale.

Dal 1997 l’intera zona è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità redatta dall’UNESCO. È considerata un’ambita meta turistica, oltre ad essere il simbolo della città e uno dei principali di tutta l’isola. Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con i suoi 1300 ettari, è il sito archeologico più grande del mondo.

La nascita della polis agrigentina è legata allo sviluppo della polis Gela: la città, infatti, fu fondata nel 581 a.C. da alcuni abitanti di Gela, originari delle isole di Rodi e di Creta, col nome di Ἀκράγας (Akragas), dall’omonimo fiume che bagna il territorio. Fu una delle principali città del mondo antico, centro urbano importante sia economicamente che politicamente.

Dopo il saccheggio da parte dei Cartaginesi, nel 406 a.C., seguì un periodo di decadenza della città, che comunque fu ricostruita. Dal 262 a.C. Agrigento entrò nel dominio romano, restando tuttavia una città importante. A partire dal VII secolo la città si impoverì e si spopolò ed il centro urbano si ridusse alla sola collina dell’acropoli, venendo così abbandonate sia l’area urbana, che la zona dei templi.

Teatro greco

Il 10 ottobre 2016 parte una campagna di scavi sull’ipotesi del ritrovamento del teatro greco dell’antica Akragas. Il 4 novembre dello stesso anno arriva la conferma sul rinvenimento del teatro ellenistico posizionato poco a sud rispetto al quartiere romano e al Museo Archeologico. 

La Valle dei Templi è caratterizzata dai resti di ben dodici templi in ordine dorico, tre santuari, una grande concentrazione di necropoli; opere idrauliche; fortificazioni; parte di un quartiere ellenistico romano costruito su pianta greca; due importanti luoghi di riunione: l’Agorà inferiore (non lontano dai resti del tempio di Zeus Olimpio) e l’Agorà superiore (che si trova all’interno del complesso museale); un Olympeion e un Bouleuterion (sala del consiglio) di epoca romana su pianta greca. Le denominazioni dei templi e le relative identificazioni, tranne quella dell’Olympeion, si presumono essere pure speculazioni umanistiche, che sono però rimaste nell’uso comune.

Si configura dunque il luogo ideale da visitare per gli amanti della storia e della cultura greco-romana.

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Ustica

Ustica è un comune italiano di 1 359 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. Il territorio comunale coincide con l’isola omonima e gli scogli adiacenti. L’isola di Ustica si trova nel Mar Tirreno a circa 67 km a nord-ovest di Palermo e a…

Ustica è un comune italiano di 1 359 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Il territorio comunale coincide con l’isola omonima e gli scogli adiacenti.

L’isola di Ustica si trova nel Mar Tirreno a circa 67 km a nord-ovest di Palermo e a 95 km a nord-ovest di Alicudi, ma non fa parte delle Isole Eolie; occupa una superficie di circa 8,65 km² con una circonferenza di 12 km e misura 3,5 km di lunghezza e 2,5 km di larghezza. La caratteristica naturale dell’isola è la presenza di numerose grotte che si aprono lungo le coste alte e scoscese, così come numerosi scogli e secche presenti tutt’intorno all’isola; sono da menzionare la grotta Verde, grotta Azzurra, grotta della Pastizza, grotta dell’Oro, grotta delle Colonne e gli scogli del Medico e della Colombara.

Sull’isola è presente la stazione meteorologica di Ustica, ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione meteorologica mondiale. Le precipitazioni medie annue si attestano a 505 mm, mediamente distribuite in 68 giorni di pioggia, con minimo in estate e picco massimo in autunno-inverno. Mediamente si contano 18 giorni di nebbia all’anno.

Gli antichi romani la chiamavano Ustica (da ustum, “bruciato”), mentre presso i greci era nota come OsteodesΟστεώδες, “ossario” per i resti di mercenari che vi sarebbero morti per fame e sete. Da alcuni, come lo storiografo neozelandese L.G. Pocock e lo scrittore Marco Carlo Rognoni, viene ritenuta l’isola Eèa, la dimora della maga Circe citata nell’Odissea, che trasformava gli incauti visitatori in maiali.

Gli insediamenti umani risalgono al Paleolitico; alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di un antico villaggio cristiano. Sepolture, cunicoli e una gran quantità di reperti archeologici ritrovati anche sott’acqua, a causa dei tanti naufragi avvenuti nel tempo, testimoniano una presenza costante, nel luogo, di vari antichi popoli mediterranei, Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani che vi lasciarono vestigia dappertutto. In seguito divenne base dei pirati saraceni e lo rimase per lunghissimo tempo.

Lingue e dialetti

Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Ustica si parla la lingua siciliana nella sua variante occidentale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell’isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell’area mediterranea.

Prodotti tipici

  • Lenticchie a coltivazione biologica, sono le lenticchie più piccole d’Italia, e sono inserite nella lista di Slow Food tra i prodotti in via d’estinzione, sono promosse anche con la manifestazione già alla III edizione di Ustica Isola Slow: “Anticchia i Linticchia”
  • Le nasse costruite artigianalmente dai pescatori

 

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Isole Eolie

Alicudi – Filicudi – Lipari – Panarea – Salina – Stromboli – Vulcano Isole di vento e di sole che hanno forgiato il carattere e l’identità degli isolani. Nonostante le…

Alicudi – Filicudi – Lipari – Panarea – Salina – Stromboli – Vulcano

Isole di vento e di sole che hanno forgiato il carattere e l’identità degli isolani.
Nonostante le vicissitudini della storia e i cambiamenti imposti dal mondo moderno, questa identità è sopravvissuta con i suoi costumi e le sue tradizioni.

L’arcipelago delle Isole Eolie, a nord della costa siciliana, in provincia di Messina, nel 2000 e’ stato proclamato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.Sette isole di origine vulcanica in alcune delle quali e’ ancora presente una discreta attivita’ vulcanica. L’isola piu’ grande e’ Lipari, seguita da Salina. La piu’ piccola, Panarea, e’ anche l’isola piu’ esclusiva, preferita dai VIP. Stromboli, grazie all’intensa attivita’ vulcanica di “Iddu” ha visto incrementare fortemente il turismo negli ultimi anni. Vulcano resta un’isola molto frequentata sia per lo stabilimento termale che per le attrattive turistiche. Infine, Filicudi ed Alicudi, ad ovest dell’arcipelago e vicine a Palermo, sono le isole per gli amanti della natura e della tranquillita’. Ad Alicudi non circolano veicoli ed e’ caratterizzata da un territorio selvaggio ed incontaminato, ideale per un perfetto mix siciliano di vacanza al mare e trekking.

Un mare ancora pescoso e pulito, grotte e scogliere altissime, faraglioni e spiagge dalla sabbia finissima e nera, solfatare e montagne di bianchissima pomice e tutto il fascino degli ambienti isolani. Qui si arriva tutto l’anno con navi ed aliscafi e la facilità dei collegamenti è uno dei motivi del decollo turistico. Da Napoli ci si può imbarcare anche con la macchina e senza dover raggiungere la Sicilia. In estate gli aliscafi, con svariate corse giornaliere, collegano le isole a Reggio Calabria, Gioia Tauro, Messina, Palermo, Cefalù, Sant’Agata di Militello, Patti, Capo D’Orlando, Giardini e Milazzo. Non mancano i collegamenti rapidi con gli aereoporti del sud mediante elicotteri con base a Panarea.
Il clima è temperato e in inverno il termometro non scende mai sotto i dieci gradi e anche fuori stagione, sono possibili permanenze piacevoli.
Le estati non sono torride perché mitigate dalla brezza marina. In primavera, la vegetazione che ammanta le fertili isole è un’esplosione di colori e di profumi. Un tempo erano ricoperte da fitti boschi ma, oggi, la macchia mediterranea ha preso il sopravvento.
L’uomo ha disboscato quasi ogni centimetro disponibile per coltivare viti, ulivi, capperi, legumi ed ortaggi. I diffusi terrazzamenti, oggi abbandonati, attestano il grande lavoro umano nel corso dei millenni.

Le Eolie sono creature vulcaniche nate dalla presenza attiva dei quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco. Emersero dal mare durante il pleistocene e da allora hanno più volte preso e mutato forma. L’evoluzione è ancora in atto tanto è vero che nel 1955, vicino a Stromboli, è sorto dal mare un nuovo isolotto poi inabissatosi, che a Lipari le colate di pomice ed ossidiana del monte Pelato e della Forgia Vecchia risalgono al 729 d.C., che i vulcani di Vulcano e Stromboli sono tuttora attivi e che a Vulcano, Lipari e Panarea, acque e fanghi termali ci rammentano che sottoterra non tutto è sopito.

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