La Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande è una riserva naturale regionale della Sicilia.

« Arrivammo a Pantalica, l’antichissima Hybla, ci arrampicammo su per sentieri di capre, entrammo nelle tombe della necropoli, nelle grotte-abitazioni, nei santuari scavati nelle ripide pareti della roccia a picco sulle acque dell’Anapo. Il vecchio parlava sempre, mi raccontava la sua vita, la fanciullezza e la giovinezza passate in quel luogo. Mi diceva di erbe e di animali, dei serpenti dell’Anapo, e di un enorme serpente, la biddina, fantastico drago, che pochi hanno visto, che fàscina e ingoia uomini, asini, pecore, capre. »
(Vincenzo ConsoloLe pietre di Pantalica)

Pantalica Ascolta o meglio le necropoli rupestri di Pantalica, sono una località naturalistico-archeologica della provincia di Siracusa. Il nome del sito sembra derivare dall’arabo Buntarigah, che significa ‘grotte’, per l’ovvia presenza di molteplici grotte naturali e artificiali.

Costituisce uno dei più importanti luoghi protostorici siciliani, utile per comprendere il momento di passaggio dall’età del bronzo all’età del ferro nell’isola. Viene poeticamente, ma non scientificamente, identificata con l’antica Hybla, un regno siculo che dal XIII all’VIII sec a.C. si estendeva dalla valle dell’Anapo a Siracusa.

Nel 2005 il sito è stato insignito, insieme con la città di Siracusa, del titolo di Patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO per l’alto profilo storico, archeologico, speleologico e paesaggistico.

La località di Pantalica ha dato il nome a un celebre racconto di Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, in cui l’altopiano diventa una metafora del cammino dell’uomo.

Verso il 1050 a.C. Pantalica perde improvvisamente importanza, la sua popolazione si sposta nella Necropoli di Cassibile e nei dintorni dove fiorisce la faciesPantalica II. Ma è uno spostamento temporaneo perché nella prima metà del IX secolo a.C. il sito originario torna ad essere importante. Tuttavia in questa fase intermedia, a causa dell’avvicinamento alla costa, si evidenzia un influsso fenicio nello stile e di conseguenza anche nello scambio commerciale.

Pantalica è un luogo suggestivo dove eseguire delle escursioni o semplici passeggiate nella natura. Tuttavia oltre all’aspetto naturalistico appare un passato di millenni attraverso le 5000 caratteristiche tombe a grotticella di cui molte pareti sono costellate.

Le necropoli

Non è facile conteggiare attraverso un numero esatto tutte le tombe esistenti a Pantalica perché distribuite anche singolarmente. Tuttavia sono state riconosciute diverse necropoli:

  • la necropoli sud-ovest o di Filiporto è composta da un migliaio di tombe che si estendono sulle pendici e nella conca dell’Anapo, appartenenti all’ultima fase della città (IX-VIII secolo a.C.)
  • la necropoli di Nord-Ovest, una delle più antiche della zona (XII-XI secolo a.C.)
  • la necropoli della Cavetta del IX-VIII secolo a.C. con la presenza di abitazioni bizantine;
  • la necropoli Nord è la più vasta e la più fitta e risale al XII-XI secolo a.C.;
  • la necropoli Sud del IX-VIII secolo a.C.;
  • Le tombe delle necropoli
    la necropoli di San Martino, è tra le più interessanti.  Essa è composta da tombe a tholos di epoca preistorica e delle catacombe bizantine: l’Ipogeo di Dionisio e la Grotta di Sant’Anna. Il primo risale al IV – V secolo d.C. e all’ingresso è presente una scritta che recita: «Dionisio che ha servito come presbitero nella Chiesa Erghitana per 34 anni dorme qui il sonno eterno.» Mentre nella seconda risale probabilmente al XI-XIII secolo presenta degli affreschi in alcune pareti in cui si riconoscono parzialmente le figure di santi: S. Maria e S. Pietro nonché Sant’Anastasia. In entrambe le necropoli vi sono delle tombe a baldacchino.

La ragione per cui restano tracce solo delle necropoli e non degli abitati è descritta da Orsi in questo passo:

« Del vastissimo abitato dell’età sicula non resta traccia, perché, come ormai è risaputo, i siculi dimoravano, salvo casi eccezionali di caverne adibite a ripari temporanei, in capanne circolari, ellittiche e più tardi quadre, di leggerissima costruzione, in legno, canne e paglia, erette sulle alture montane, nei cui fianchi si aprivano invece le necropoli. […] l’altipiano che da essa prende il nome fu, non v’è dubbio, coperto da centinaia di umili capanne di paglia e frasche, distribuite in gruppi pittoreschi, quartieri di quella preistorica città; di esse nessuna reliquia, perché fabbricate con materiale troppo facile alla distruzione e su di un terreno coperto da poca terra, inclinato, è dilavato dall’azione delle intemperie, che in breve trainò e cancellò ogni traccia. »

 

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